mercoledì 19 febbraio 2014

Storia e ricetta del Sanguinaccio

Il Sanguinaccio moderno



Il sanguinaccio, diffuso essenzialmente nelle regioni meridionali 

dell’Italia, costituisce uno dei dolci tipici del periodo carnevalesco 

e, ad oggi, ne esistono due differenti modalità di preparazione: 

quella classica, con l’uso di sangue di maiale; e quella ‘moderna’ 

che, quasi sostituta della prima, ne risulta, invece, priva.

Il maiale, simbolo di questo rituale alimentare di origini 

antichissime, ha forti legami con la sfera del sacro: l’animale è, 

infatti, associato alla figura di Sant’ Antonio Abate, festeggiato il 

17 Gennaio, giorno in cui comincia la vera e propria festa del 

carnevale; inoltre, in molte società del Pacifico –Buid del Mindoro 

nelle Filippine, Orokaiva della Papua Nuova Guinea-  il maiale è 

ritenuto sacro come un figlio e pertanto, lo si offre come dono agli 

antenati; ma le sue carni, data la vicinanza affettiva dell’animale 

all’uomo, saranno consumate da un’altra tribù e non da quella di 

appartenenza.

Esso è, però, altresì associato alla sfera del profano ed in 

particolare alla figura dell’uomo: le loro carni ed il loro sangue 

sono molto simili, ma soprattutto non esiste altro animale le cui 

abitudini sessuali si avvicinino a quelle umane: per entrambe le 

specie, cioè, non esiste una sola ‘stagione dell’amore’. Il maschio 

di maiale, inoltre, può cominciare la sua attività riproduttiva -

precocemente- a quattro mesi, anche se già all’età di quattro anni 

non è più considerato un gran riproduttore; la femmina, insaziabile 

invece,  si presta agli accoppiamenti fino a quindici anni.

Il maiale è quindi simbolo non soltanto di riproduttività, ma 

soprattutto di smoderatezza negli appetiti, sessuali e non. Questo 

spiegherebbe chiaramente l’associazione della bestia all’uomo in 

alcune mitologie, come quella omerica della maga Circe: perché 

trasformare i compagni di Ulisse proprio in maiali, e non in lupi o 

altro? Semplice: perché, in questo modo, avrebbe potuto godere 

delle loro durature performance sessuali.
La smoderatezza alimentare che equipara l’uomo al porco è 

facilmente riscontrabile proprio nella festa di carnevale: infatti il 

detto vuole che ‘del porco non si butta via niente’, neanche il 

sangue che è stato a lungo utilizzato a scopi terapeutici, 

sopperendo così alla mancanza di ferro tanto nelle donne durante il 

periodo mestruale, tanto in coloro affetti da anemia. In realtà, 

l’antica usanza terapeutica del sanguinaccio originario, è stata 

abolita, in Italia, nel 1992, per scongiurare il pericolo di infezioni, 

considerando che il sangue è veicolo di malattie trasmissibili. Ciò 

non toglie che il sangue di maiale per preparare il sanguinaccio è 

ancor utilizzato nelle campagne e, seppur non venduto –

ufficialmente- in negozi alimentari, è facilmente reperibile –

illegalmente- nei mercati di paese. Ma il valore del suino e delle 

sue proprietà, può essere anche, e soprattutto, nutritivo.

Ma perché proprio il maiale, e perché proprio a carnevale? 

Secondo la tradizione la coincidenza sembrerebbe casuale: nelle 

campagne del medioevo, così come in alcune campagne ancora 

oggi, esiste un ciclo per la preparazione del maiale -consistente nel 

suo rapido ingrassamento, nella sua brutale uccisione e successivo 

essiccamento- che si conclude proprio a cavallo tra i mesi di 

Gennaio e Febbraio, unico periodo dell’anno in cui il contadino -ed 

è stato così per molti secoli- non solo assapora la prelibatezza di un 

cibo prettamente destinato alle tavole dei ricchi e della nobiltà, 

nella speranza così di assottigliare, almeno temporaneamente, le 

differenze sociali, ma  soprattutto assapora la sua fatica in una vera 

è propria orgia alimentare.

Non solo il sanguinaccio, ma anche il cosiddetto salame di 

cioccolato evoca il maiale sottolineandone l’importanza durante 

questo periodo dell’anno.

Il sanguinaccio, solitamente, è servito con biscotti, in particolare i 

comunissimi savoiardi o le famose chiacchiere, altra ghiottoneria 

carnevalesca.
Ed eccovi la ricetta del sanguinaccio al cioccolato
INGREDIENTI:
 500 ml di latte, 300 g di zucchero, 100 g di cacao amaro, 40 g di farina o amido di mais, 1 bustina di vanillina, 3 g di cannella, 50 g di cioccolato fondente 

PROCEDIMENTO
In un pentolino setacciare cacao e farina. Aggiungere lo zucchero, la vanillina e la cannella.


Mescolare il tutto.

Aggiungere il latte freddo poco alla volta.

Accendere il fornello e cuocere a fiamma bassissima, mescolando con una frusta.


Fate cuocere il sanguinaccio una ventina di minuti, sempre mescolando.
Spegnere e far raffreddare, girando di tanto in tanto. Aggiungete al sanguinaccio il cioccolato fondente spezzettato (o delle gocce di cioccolato) e, se vi piacciono, dei canditi.

mescolate il tutto energicamente, fate raffreddare e posizionatelo dentro una bella coppetta,


e il Sanguinaccio è pronto